Verso i 60 anni dell’INCA Francia

Verso i ‘60 anni

Il 13 Marzo 2018 l’INCA Francia compirà 60 anni. Fino a poco tempo fa 60 anni corrispondevano all’età della pensione. Oggi semplicemente un anno in più rispetto ai 59. Dieci anni fa l’Inca Francia festeggiava i suoi 50 anni di presenza in Francia e lo faceva a ridosso di importanti eventi sindacali culminati, in Italia, con la giornata di protesta del 12 Dicembre, contrassegnata da una straordinaria mobilitazione di popolo, di cittadini e lavoratori scesi in piazza per riaffermare il diritto al lavoro, a salari degni, per una politica che sappia difendere i più deboli, i più colpiti dalla drammatica crisi economico-finanziaria che, già allora stava segnando profondamente le vicende italiane.

La crisi purtroppo non ci ha lasciato e le ricadute sulle condizioni di vita e di lavoro sono state e continuano ad essere pesanti. Ad 8 anni da quell’appuntamento è cambiata anche la storia moderna della emigrazione.

Secondo i dati AIRE, lo stock di italiani all’estero è passato da 3.106.251 (2006) a 4.636.647 (2015), con una crescita del 49,3% in 10 anni. Circa 1,45 milioni in più. I dati aggiornati al 2016 potrebbero registrare un aumento almeno analogo a quello tra 2014-2015 (oltre 150mila), per la presenza certificata dovrebbe attestarsi a circa  4.8 milioni.

L’aumento riguarda tutte le aree: + 508.000 EU28 – + 809.000 Americhe – +127.500 Resto del mondo. E sono solo i dati AIRE che, purtroppo, non registrano esattamente il livello di flusso migratorio che viene invece stimato con una crescita del 50% sui dati ufficiali.  L’Inca Francia con i suoi 8 uffici che coprono sia aree di nuova emigrazione (Parigi, Lione, Grenoble, Marsiglia, Nizza) sia aree di antica e storica migrazione distribuita negli ultimi 150 anni.

LA NASCITA DELL’INCA FRANCIA

E’ il 13 marzo del 1958.

Nel pieno di uno storico esodo di massa, due eminenti figure del movimento sindacale italiano della CGIL, Agostino Novella e Fernando Santi, firmano a Roma gli accordi di collaborazione con la CGT francese. Nasce ufficialmente l’INCA-CGT-CGIL che tanta parte ha avuto, nel dopo guerra e sino ai nostri giorni, nell’impegno per l’assistenza e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori italiani emigrati. Sarebbe tuttavia sbagliato e ingeneroso partire da quel 13 marzo 1958 e stendere l’ombra dell’oblio su quanto avvenne prima.

Fu nella militanza sindacale della CGTU, nella concentrazione antifascista e nella lega italiana dei diritti dell’uomo che operarono le straordinarie figure di Ernesta e Luigi Campolonghi, Sportelli, Squarza, Raffuzzi, Buozzi e tanti altri.

E fu dopo la guerra di Spagna, la sconfitta della repubblica, il ritorno in Francia dei combattenti antifranchisti e il loro internamento a Vernet, che eminenti Dirigenti del movimento operaio italiano si impegnarono per la promozione della comunità italiana in Francia. Fra di loro, tra questi coraggiosi e sconfitti ma non domi, l’indimenticato segretario Generale della CGIL, Giuseppe Di Vittorio.

Non è stato mai scritto abbastanza sul ruolo esercitato da questi combattenti per la libertà e la solidarietà tra i popoli – durante e dopo la guerra- nel combattere estesi atteggiamenti xenofobi verso gli esiliati e in seguito, verso i lavoratori italiani accusati, ingiustamente, delle malefatte del  precedente regime fascista.
Migliaia di lavoratori italiani hanno combattuto nel Dopoguerra nel movimento sindacale francese a difesa del posto di lavoro, per un trattamento più umano verso i lavoratori italiani, per la pace e contro la guerra in Algeria, per i fondamentali diritti di ognuno.

L’INCA, come impegno di tanti sindacalisti italiani della CGT sui luoghi di lavoro, nella Lorena delle industrie minerarie e metallurgiche, come nelle grandi fabbriche della cintura parigina, nasce in realtà nei primissimi anni cinquanta con le antenne di Parigi e Villerupt. Il ‘58 ufficializza un esistente, ancora modesto ma prezioso, patrimonio di impegno, intelligenze e saperi. L’INCA come servizio sindacale specializzato, organizzazione al servizio dei lavoratori italiani, peculiare forza democratica.

LE CONQUISTE

Da Parigi a Lione, a Marsiglia, Douai, Villerupt, Mulhouse, zone di importanza strategica, di forti radicamenti di comunità emigrate, senza dimenticare tanti villaggi e città, piccole e grandi, di Francia, ove hanno operato e operano tanti collaboratori di un esteso volontariato, l’INCA può ben dire di aver ben operato. Ha  contribuito a migliorare le condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Nel buio periodo dell’emarginazione e della solitudine, ha svolto una funzione sociale e umana incommensurabile.

Con tante associazioni democratiche, in primo piano le Afi-Filef e più tardi, l’associazionismo regionale, da sempre con i sindacati operai, ha promosso e favorito azioni di sensibilizzazione, di crescita civile e partecipativa. Tutta l’INCA e migliaia di cittadini che ricordano ancora oggi la straordinaria mobilitazione presso le più alte cariche della repubblica perché avesse a finire lo scandaloso ritardo nella liquidazione e nel pagamento delle già misere pensioni italiane: una cartolina per abbattere un inganno.

Dal diritto di soggiorno arbitrariamente rifiutato ai pensionati in attesa dell’erogazione della prestazione perché momentaneamente privi di risorse, al rispetto del libero esercizio dei diritti sindacali con l’annullamento delle decisioni di espulsione o d’assegnazione a domicilio per tanti militanti sindacali della Confederazione Generale del Lavoro. Non vi è settore ove l’organizzazione non sia intervenuta, nello storico periodo di collaborazione con il sindacato della Cgt come, più tardi, da autonoma forza dell’INCA-CGIL nazionale.

Dalle borse di studio per i giovani nei diversi gradi scolastici, all’assegno alle madri di famiglia, nonché l’estensione dell’erogazione dell’assegno del Fondo Nazionale di Solidarietà. Chi non ricorda il diritto al congedo parentale per l’educazione dei figli che in tante città di Francia si voleva riservare ai soli genitori di nazionalità francese. Come il diritto agli assegni per i buoni dell’elettricità e del gas nelle regioni minerarie, le varie riduzioni delle tariffe dei trasporti rifiutate alle famiglie dei migranti sulla base della nazionalità e la lotta per l’estensione dell’assegno agli adulti handicappati.

La conquista, sulla base della sentenza « Pinna », dell’erogazione degli assegni famigliari ai lavoratori occupati in Francia, indipendentemente dalla residenza delle rispettive famiglie o il diritto al trasferimento all’estero delle prestazioni dei prepensionamenti. Ancora, la soppressione della contribuzione dell’assicurazione malattia sulle pensioni di vecchiaia, erogate all’estero in seguito al rientro in patria dei lavoratori interessati,  il superamento di diverse norme anti cumulo della funzione pubblica e assimilati o l’inserimento delle pensioni complementari nel campo d’applicazione dei regolamenti comunitari.

Gli operatori dell’INCA -CGIL sono stati i protagonisti di una storia comune dove essere “operatori” significava essere “compagni” e militanti sindacali. Mobilitati sempre per la  difesa in Alsazia o nelle terre della Lorena e della Vallonia, delle migliaia di migranti che arrivarono in Francia e in Belgio per lavorare nelle miniere in condizioni indescrivibili. Scavare e spesso morire per qualche chilo di carbone. Oppure per quanti ricostruirono dopo il dramma della guerra: autostrade, industrie, quartieri. Prima come manovali, poi come operai, capi cantiere, artigiani, piccoli imprenditori. Un percorso in salita senza dimenticare la propria identità.

E nel 1956 la tragedia del Bois du Cazier con le centinaia di morti che rappresentarono l’offesa verso la dignità della persona.  Un popolo, quello di allora, che visse nella emarginazione ma che ha saputo resistere e non mai la speranza. La speranza di farcela ha accompagnato la crescita dell’associazionismo favorito proprio dalla presenza di strutture di Patronato come l’Inca dedite all’impegno per il riscatto dei lavoratori.

LO SGUARDO AL FUTURO

Possiamo ben dire, oggi, all’alba di una nuova era, storica e politica, di essere stati tra i precursori della nuova Europa. Sì, siamo cittadini europei, di quell’Unione che ha elaborato la sua «carta fondamentale». Una «carta» che suscitava in noi tante speranze solo in parte soddisfatte da regolamenti comunitari che devono convivere con le legislazioni nazionali spesso ostili ad introdurre criteri di parità tra lavoratori locali e cittadini mobili. Si, perché ora i migranti comunitari si chiamano “cittadini mobili” e le normative dovrebbero garantire il concetto di 2cittadini” e il valore della “mobilità”.

Il percorso della Costituzione dell’Unione continua ad essere  accidentato e difficile.
Carta sociale, carta dei Diritti fondamentali, grandi conquiste di difficile e combattuta applicazione: nel sociale, nel culturale, per i pieni diritti civili e politici per i cittadini dell’Unione e per l’insieme degli immigrati le cui aspirazioni vanno accolte nel segno della solidarietà, di una avanzata convivenza civile e umana.

La nuova migrazione viene oggi etichettata con la formula dei “cervelli in fuga”. E’ vero, non si parte più con la valigia di cartone e magari un analfabetismo preponderante. Si parte con laurea, master, dottorato ma si parte sempre senza sapere quanto laurea, master, dottorato potranno esserti utile. Si parte altresì senza tutti questi titoli, magari semplicemente con un diploma o un percorso professionale. Si arriva e si lavora ancora nei cantieri, nella ristorazione, nei trasporti nelle costruzioni navali.

Si arriva e si lascia un pezzo della propria vita. E l’INCA è presente per monitorare questo porzione di vita, è presente per garantirtene l’uso quando si arriverà all’età della pensione, è presente per favorire l’insediamento in un Paese ospitale ma con le sue regole e le sue complessità.

L’Inca Francia, un patrimonio costruito in settant’anni di lavoro appassionato, al servizio dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Servirà per guardare al futuro con rinnovate e più salde energie e conoscenze.

 

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